ARTISTS 4 WHALE

E’ con molto piacere che presentiamo la prossima mostra/evento di Artists4Rhino al Forte Santa Tecla di Sanremo, a partire dal 2 giugno 2017 e che affronterà il tema “Cetacei del mare nostrum”.  

Per questa occasione quindi saremo:

Ogni artista devolverà il 50% del ricavo ottenuto dall’eventuale vendita dell’opera all’Istituto Tethys ONLUS e nello specifico al progetto di ricerca Cetacean Sanctuary Research, diretto da Sabina Airoldi, finalizzato alla conservazione e tutela dei cetacei del Mediterraneo.

Link al progetto Tethys e ad una interessante descrizione del Santuario Pelagos

Contattateci per qualsiasi informazione.

 

SPECIE PRESENTI NEL SANTUARIO PELAGOS

Balenottera comune, fin whale, Balaenoptera physalus

Capodoglio, sperm whale, Physeter macrocephalus

Stenella striata, striped dolphin, Stenella coeruleoalba

Grampo, Risso’s dolphin, Grampus griseus

Globicefalo,  long-finned pilot whale, Globicephala melas

Zifio, Cuvier’s beaked whale, Ziphius cavirostris

Tursiope, common bottlenose dolphin, Tursiopi truncatus

Delfino comune, short-beaked common dolphin, Delphinus delphis

Artists – Artisti

We publish the list of partecipating artists in the first edition of Artists 4 Rhino. The exhibition will be on view at the Genoa’s Natural History Museum from December 5th, 2014.

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Pubblichiamo di seguito i nomi dei partecipanti alla prima mostra Artists 4 Rhino che si terrà a Genova presso il Museo di Storia Naturale dal 5 dicembre 2014.

 

Artista/Artist 
Guido Airoldi
Mirek Antoniewicz
Liliana Bastia
Christian Berrini
Maria Pia Binazzi
Luca Bonfanti
Maurizio Boscheri
Gabriele Buga Buratti
Leonardo Caboni
Virginia Cafiero
Isabella Cairoli
Gianni Carrea
Antonino Cerda
Andrea Cereda
Luca Dalmazio
Dolores De’ Giorgi
Gigi degli Abbati
Silvia Del Grosso
Feliciano Di Matteo
Marina Durante
Stefano Faravelli
Marica Fasoli
Marco Ferra
Armando Fettolini
Monica Garone
YUX Pierugo Giorgini
Francesca Giraudi
Fernando Garcia Herrera
Milo Lombardo
Rita Malaguti
Susy Manzo
Riccardo Panusa
Alessandra Politi Pagnoni
Fabio Presti
Iacopo Raugei
Giorgio Smiroldo
Sarah Soward
Emanuele Stifano
Fabio Taramasco
Roberto Tomasi
Roberta Ubaldi
Tiziana Vanetti
Michele Vitaloni
Matteo Volpati
Stefano Zagaglia
Angelo Zanella
Guido Zibordi Marchesi

The Project – Il Progetto

ARTISTS 4 RHINO is a cultural association founded by painters, pothographers, sculptors and poets who decided to join the fight against rhino poaching by regarding this animal not as a commodity but as an inhabitant of an increasingly rare biodiversity community.

A further aim is to raise funds to support the fight against poaching and to sustain the wildlife Foundation to guarantee a future for these species.

By creating art and discussing and thinking about its products and processes, you can get straight to the heart of people and try to raise their consciousness.

This is A4R’s goal. 

Act!

We need to act urgently! Being aware of the situation is the first step in order to stop this massacre.

We need on-site interventions to keep local people informed, promoting the anti-poaching campaigns in terms of fundraising and tourism awareness programmes.

Here you can fine the project in English and Italian


Il rinoceronte è cacciato principalmente per il suo corno il quale, dicono voci superstiziose, ha poteri afrodisiaci: in Asia e in Cina è considerato elemento fondamentale per misture magiche e viene anche unito all’uso della cocaina.
Del corpo del rinoceronte non è utilizzato nient’altro.
Lo scopo del bracconaggio è di natura economica: sul mercato nero un corno di rinoceronte può fruttare fino a 85.000 dollari al chilo. Questo accade sia in Africa che in Asia dove il rinoceronte ha il suo habitat naturale.

Più di sette anni fa in Vietnam è scomparsa una sottospecie di rinoceronte.
Nel 2007 la moglie di un ministro thailandese ha dichiarato di essere guarita dal cancro grazie al corno di rinoceronte, causando quindi un aumento esponenziale della richiesta della sua polvere.
Le guardie dei parchi nazionali ogni giorno rischiano la vita per contrastare orde di bracconieri bramosi del corno di questo animale.
Ad oggi in Africa esistono 21.000 rinoceronti.
Il paese con il triste primato di animali uccisi è il Sudafrica: nel 2015 le vittime sono state circa 1.300. Il numero di rinoceronti uccisi oramai ha superato quello dei nati.

Se non saranno attuate politiche di conservazione a livello mondiale e in tempi rapidi l’estinzione diventerà una certezza.

Artists 4 Rhino è un’associazione culturale nata da Gabriele Buratti Buga e Marco Ferra, due artisti impegnati nel sensibilizzare il pubblico sul problema relativo al rinoceronte.
Artists 4 Rhino opera nel mondo dell’arte catalizzando il lavoro degli artisti attorno a questa tematica affinché si realizzino mostre collettive ed itineranti con l’intento di destinare parte del ricavato delle opere vendute dagli autori ad associazioni che lavorano direttamente sul campo come Pengo Life e AIEA.

 


 

Sento la profonda necessità di unire la passione per l’arte alla volontà di tutelare la fonte da cui l’arte stessa trae origine: la natura. La natura come generatrice di diversità, la diversità come vera ricchezza, la ricchezza come luogo nel quale vivere con gioia.
Sono convinto che tale gioia non risieda certo nel fruire della gran quantità di beni di produzione di massa ottenuti dalla trasformazione della materia in funzione dei mercati economico-finanziari ma solo nell’incontro tra ricchezza interiore e ricchezza esteriore, della natura in tutte le sue manifestazioni e Il rinoceronte ne è parte.
Con questo intento un anno fa nasceva ARTISTS 4 RHINO associazione che porta nel nome l’emergenza rinoceronte, animale travolto da un efficace piano di sterminio che scatena azioni di guerriglia tra rangers dei parchi e orde di bracconieri al soldo di organizzazioni militari che sparano direttamente dall’elicottero siringhe cariche di anestetico sui rinoceronti per poi usare la sega a motore per tagliarne non solo il corno ma una vera e propria porzione del muso lasciando l’animale ancora vivo a morire sotto atroci sofferenze…
I guadagni che vengono ottenuti dalle vendite del corno sui mercati asiatici, luoghi nei quali si crede abbia proprietà mediche e afrodisiache ( … )  si aggirano agli 80 000 dollari per Kg !!!
Credo che il lavoro dell’artista oggi abbia il dovere di coincidere con l’impegno diretto verso la fonte primaria di ispirazione abbracciando una causa che riguardi la tutela del valore assoluto della diversità. Per ogni opera acquistata durante la mostra almeno il 50% del ricavo sarà destinato direttamente ad opere di conservazione dei rinoceronti, nelle prime mostre a  “Ongava Game Reserve” in Namibia;  “Mabula Game Reserve” in Sudafrica.

Gabriele Buratti – Buga

 

“Non c’è mezzo più sicuro dell’arte per sfuggire al mondo e non c’è mezzo più sicuro per legarsi ad esso che,
appunto, l’arte.” (Johann Wolfgang Goethe)

‘Sono d’accordo’. Questo è quello che dissi a Buratti quando ci trovammo a parlare del progetto ARTISTS 4
RHINO due anni fa. Focalizzare la nostra attenzione e il nostro lavoro su un argomento così reale e importante è un modo essenziale per porci delle domande, che sono la base per poter dare una risposta e compiere delle azioni.
Il caso drammatico dei rinoceronti e dell’abuso umano su di essi è uno dei tantissimi campi di azione dove è possibile intervenire per cambiare ciò che non va, ciò che non ci piace, ciò che è sbagliato. Gli animali non umani non sono nostri beni di consumo.
Vorremmo guidare lo sguardo con i nostri colori, le nostre forme, le nostre linee, verso ciò che stiamo facendo, o non facendo, tutti insieme, lì fuori, in questa meravigliosa dimora che chiamiamo natura.

Marco Ferra


Our interviews at Vegan Fest 2015

Join us! – Partecipa!

THE EVENT

Artists are chosen based upon the quality and context of their work and to be part of the project. Follow the instructions to the link below for applying! 

BandoArtists4Rhino2014

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L’EVENTO & IL BANDO

Il progetto si sviluppa attraverso il coinvolgimento di artisti selezionati sulla base della qualità dell’opera e della sensibilità alla causa; qui di seguito trovi il link al bando di concorso.

Segui le modalità descritte nel documento per partecipare alla selezione!

BandoArtists4Rhino2014

 

Artists4Rhino a Vigevano dal 6 al 15 maggio 2016

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AL CASTELLO DI VIGEVANO

UNA COLLETTIVA D’ARTE PER LA SALVAGUARDIA DEI RINOCERONTI

Dal 6 al 15 maggio 2016  il Comune di Vigevano ospita la mostra  ARTISTS 4 RHINO,  artisti uniti contro l’estinzione dei rinoceronti. Luogo:  “Sotterranea” del Castello di Vigevano.

La mostra, organizzata dall’associazione di Milano Artists 4 Rhino, con il patrocinio del Comune di Vigevano vedrà la partecipazione di 38 artisti provenienti da diverse città italiane ed estere che, per l’occasione, presentano opere a tema. La mostra nasce con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della tutela del Rinoceronte; a tal fine è possibile prenotare per l’acquisto le opere i cui ricavi ottenuti dall’eventuale vendita saranno così suddivisi:  40% all’artista, 20% alla organizzazione e 40% alla causa: Pengo Life Project (www.pengolifeproject.it) progetto Italiano no profit, nato nel 2010, a sostegno della fondazione The David Sheldrick Wildlife Trust (www.sheldrickwildlifetrust.org) impegnati da anni nella salvaguardia di rinoceronti ed elefanti in Africa.

La mostra sarà inaugurata venerdì 6 maggio alle ore 17.30 e vedrà gli interventi di: dottoressa Daniela Del Frate, Aldo Giovannella di “Pengo Life”, Gabriele Buratti e Marco Ferra fondatori di ARTISTS 4 RHINO.

Artisti in mostra:

Mirek Antoniewicz – Fabrizio Bellanca – Christian Berrini – Gabriele Buratti – Mario Castellani – Adele Ceraudo – Raffaella Cosco – David Dalla Venezia – Luca Dalmazio – Luigi Dellatorre  – Stefano Diomede – Feliciano di Matteo – Marica Fasoli – Marco Ferra – Giulia Gellini – Pierugo Giorgini – Francesca Giraudi – Fernando Herrera – Susy Manzo – Raffaella Maron – Tiziana Mesiano – Giorgia Oldano – Dierk Osterloh- Angela Ongaro – Nicola Palermo – Vincenzo Pellitta – Mauro Pinotti – Marika Pozzi – Massimo Quadrelli – Iacopo Raugei – Paola Rizzi – Daniele Roccaro – SirSkape – Tina Sgro – Natalie Silva – Sarah Soward – Vania Elettra Tam – Michele Vitaloni – Tiziana Vanetti

 

Evento: Mostra collettiva ARTISTS 4 RHINO.

Periodo: Dal 6 al 15 maggio 2016

Inaugurazione: venerdì 6 maggio alle ore 17.30

Luogo:  “Sotterranea della Cavallerizza” ( Castello di Vigevano )

Orari:
Lun/Ven 15.30 – 17.30
Sab/Dom 10.30 – 13.00 / 14.00 – 20.00


www.artists4rhino.org
https://www.facebook.com/artistsforrhino
info@artists4rhino.org – +39 3474407940 – +39 3495529965

evento-facebook

 

 

Con il Patrocinio dell'Amministrazione Comunale

Con il Patrocinio dell’Amministrazione Comunale

 

Interverrà Aldo Giovannella di Pengo Life Project

Interverrà Aldo Giovannella di Pengo Life Project

 

L'Informatore Vigevanese

L’Informatore Vigevanese

 

Ecco alcuni degli artisti che parteciperanno:

Foto dell’evento

 

Castello di Momeliano – Gazzola – Piacenza

La seconda edizione di Artsist 4 Rhino ,
mostra d’arte in favore della conservazione del rinoceronte
si terra’ il 19 settembre 2015 ,giorno dell’inaugurazione, per la durata di due settimane,
nel bellissimo Castello di Momeliano sulle colline piacentine, presso l’azienda vinicola Luretta.

Dal 19 settembre 2015 al 3 ottobre 2015 l’azienda vinicola Luretta ospita la mostra ARTISTS 4 RHINO, artisti uniti contro l’estinzione dei rinoceronti.

La mostra, organizzata dall’associazione di Milano Artists 4 Rhino, con il patrocinio del Comune di Piacenza, vedrà la partecipazione di 24 artisti provenienti da diverse città italiane ed estere che, per l’occasione, presentano opere a tema. La mostra nasce con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della tutela del Rinoceronte; a tal fine è possibile prenotare per l’acquisto le opere in mostra contribuendo in tal modo a sostenere “Ongava Game Reserve, Namibia” e “Mabula Game Reserve, Sudafrica” alle quali sarà devoluto, tramite l’Associazione Italiana Esperti d’Africa (AIEA) il 50% del ricavato della vendita dell’opera.

 

 

 

La locandina dell’evento:

locandina A4R momeliano

Alcune foto:

 

Dicono di noi:

espertiafrica.it

www.italian-eventi.it

shtoor.com

ru.makolada.com

hejevent.se

ilpattosociale.it

alessandroturoni.com

sarahsoward.com

didove.it

 

 

Genoa’s Natural History Museum – Museo di Storia Naturale di Genova

Press

Lifegate

La Repubblica

Libero.it

Premio Celeste

First edition of Artists 4 Rhino, a rhino conservation art project

 

Opening: december 5th, 2014

Daily untill: january 11th, 2015

W/days: 5 – 7:30 pm

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Prima edizione di Artists 4 Rhino, mostra d’arte in favore della conservazione del rinoceronte

 

Inaugurazione: 5 dicembre 2014 alle ore 17.00 alle 19.30

Apertura: dal 6 dicembre 2014 al 11 gennaio 2015

 

Link al sito del museo per tutte le informazioni ai visitatori

(Link to the Genoa’s Natural History Museum)

 

manifesto

 

 

 

 

Rhinoceros – Rinoceronti

Rhino destiny

In Asia the rhino horn market is thriving. In Vietnam the last rhino species has disappeared more than one year ago.

Obviously, the purpose of poaching has an economic root: just considering that a rhino horn can fetch up to 90.000 euros per kilo on the black market.

Rhino horns are used in the Arab countries for intricate knife handles, while in China it is used as the main ingredient for aphrodisiac mixtures.

The guards of the national parks risk their lives every day by fighting the hordes of poachers. Record number of rhinos killed by poachers must be regularly updated. Today in Africa there are living about 25.000 rhinos, 20.000 of which are white and about 5.000 are black.

The country with the highest number of killed animals remains South Africa (currently already 730). The numbers of killed rhinos has exceeded that of newborns.

If conservation polices will be not enforced quickly worldwide, we will soon see the final extinction of wild rhinos.

And when rhinos will be gone, then we will start hunting elephants and tigers and so on, until there will be nothing on the planet.

At that point man, like a parasite only interested in feeding himself and not worrying about the damages of his bad behaviour, will kill the planet and the natural resources for the human race.

Today rhinos are like never before in need to be saved with anti-poaching forces.

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Il calvario del rinoceronte

In Asia il mercato del corno di rinoceronte è fiorente.

E non solo di quello più noto, quello africano: in Vietnam l’ultimo esemplare è scomparso più di un anno fa.

Lo scopo del bracconaggio è ovviamente di natura economica: basti pensare che un corno di rinoceronte può fruttare fino a 90 000 euro al chilo al mercato nero. Gli utilizzi del corno di rinoceronte sono dei più diversi: nei paesi arabi viene utilizzato per le impugnature di coltelli pregiati mentre in Asia e in Cina il corno di rinoceronte è considerato elemento fondamentale per misture afrodisiache.

Le guardie dei parchi nazionali rischiano la vita per contrastare “orde di bracconieri” bramosi del suo corno.

Le cifre degli esemplari uccisi devono essere continuamente aggiornate. A oggi in Africa esistono circa 25.000 rinoceronti, dei quali 20.000 sono bianchi e circa 5.000 neri. Il paese con il triste primato del maggior numero di animali uccisi rimane il Sudafrica (nell’anno corrente già 730 alla data del 30/10/2013).

Il numero di rinoceronti uccisi oramai ha purtroppo superato quello dei nuovi nati. Questo significa che se non saranno attuate politiche di conservazione a livello mondiale e in tempi rapidi, si potrebbe parlare di estinzione definitiva del rinoceronte allo stato libero.

E quando i rinoceronti saranno scomparsi, si penserà agli elefanti e poi alle tigri e così via finché non rimarrà più niente. A quel punto l’uomo, come un parassita che pensa solo a nutrirsi senza considerare i danni per il proprio futuro, quello della propria specie e dell’organismo che lo nutre, avrà ucciso il pianeta e con questo ogni nostra prospettiva come genere umano.

Mai come in questi ultimi mesi la specie ha bisogno di ogni azione volta alla sua difesa contro un bracconaggio sempre più forte.

Contacts – Contatti

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Artists4Rhino, location based association in Milan (Italy) – Mi 97672780158

President: Gabriele Buratti

 

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Presidente: Gabriele Buratti

 

I Cetacei del santuario PELAGOS

Una interessante presentazione del Santuario Pelago a cura di Maddalena Jahoda

SPECIE PRESENTI NEL SANTUARIO PELAGOS

Balenottera comune, fin whale, Balaenoptera physalus

Capodoglio, sperm whale, Physeter macrocephalus

Stenella striata, striped dolphin, Stenella coeruleoalba

Grampo, Risso’s dolphin, Grampus griseus

Globicefalo,  long-finned pilot whale, Globicephala melas

Zifio, Cuvier’s beaked whale, Ziphius cavirostris

Tursiope, common bottlenose dolphin, Tursiopi truncatus

Delfino comune, short-beaked common dolphin, Delphinus delphis

I CETACEI DEL SANTUARIO

Qualcuna ha compiuto un viaggio di migliaia di chilometri per giungere fino a lì; qualcuna si è tenuta nei pressi per essere pronta al momento del grande banchetto annuale a base di deliziosi gamberetti. Ogni estate le balenottere, mammiferi marini tra i più grandi al mondo, tornano nel mar Ligure e di Corsica, per far provvista di cibo. Non sono le sole: anche i capodogli compiono lunghi viaggi attraverso tutto il Mediterraneo, a sud per trovare le femmine, poi di nuovo a nord per riunirsi tra maschi: giovani, in giro per la prima volta da soli,  anziani che conoscono il posto da decenni e sanno bene dove trovare i calamari.

Non a caso gli umani chiamano questo luogo una piccola “Antartide”, dove le acque sono probabilmente più ricche che in qualunque altra parte del Mediterraneo. Le balenottere e i capodogli, questo, lo sanno da generazioni e generazioni.  Gli umani invece solo da poco. Non sono tutti uguali, questi umani – così si dice tra le balene – molti sono alquanto fastidiosi, fanno un rumore insopportabile con le loro barche, buttano plastica in mare, abbandonano reti che uccidono tutto quello che passa…

Altri invece le osservano, curiosi, danno loro dei nomi ed esultano quando, dopo un anno – o anche dopo molti anni – si accorgono che qualcuna è la stessa che avevano già fotografato, o che ne hanno registrato la voce, o che un’altra ha avuto un piccolo. Dicono che vogliono conoscerle per proteggerle… È un mare bellissimo, e su questo concordano balene e umani. Certo è pieno di insidie e il futuro è incerto… Ma gli umani – quelli che vogliono che anche i loro figli e nipoti possano conoscere il mare e i suoi abitanti – lo hanno chiamato: “Il Santuario dei Cetacei“.

Il Mediterraneo è un mare piuttosto piccolo se paragonato agli oceani, e può sembrare ancor più sorprendente che contenga al suo interno un’area protetta più vasta dell’intero territorio dell’Austria. Compreso tra la Liguria e la Provenza, il Santuario Pelagos si estende a sud fino al lato settentrionale della Sardegna, est fino oltre l’Argentario, e a ovest fino alla penisola di Giens in Francia; ha un’estensione di 87.500 km quadrati ed è stato istituito per proteggere in primo luogo la sua fauna più delicata e rappresentativa, quella dei cetacei (balene e delfini), ma necessariamente anche tutto il resto dell’ecosistema, dal fitoplancton ai pesci.

Questa zona di mare infatti è molto particolare, come vedremo, e costituisce probabilmente la più clamorosa eccezione al Mediterraneo considerato generalmente un mare “povero”. Vediamo dunque cosa rende questa area così speciale.

Perché proprio qui? Oceanografia del Santuario

Il Santuario non è né un parco marino costiero, né solo un tratto di mare aperto, bensì contiene molti e diversi habitat, che si susseguono dalla riva fino ai fondali di oltre 2500 metri. E non è tutto: il Santuario ha anche un’altra peculiarità più unica che rara: non è né esclusivamente italiano, né francese, ma è frutto dell’accordo di tre diverse nazioni, Italia Francia e Principato di Monaco. In realtà è solo da pochi decenni che i ricercatori si sono resi conto che il bacino Corso-Ligure-Provenzale, ovvero la parte nord-occidentale del Mediterraneo, costituisce un patrimonio naturalistico di enorme valore, tanto da meritare una protezione speciale.

Negli Anni Ottanta infatti una serie di survey nel Mediterraneo compiuti dall’Istituto Tethys Onlus, organizzazione dedicata allo studio per la tutela dei cetacei, avevano portato alla conclusione che nel Mar Ligure occidentale la frequenza di avvistamento di balene e delfini era di quattro volte superiore a quella del contiguo Tirreno. Anche se è per loro che è stato creato il Santuario, in realtà l’insolita abbondanza e varietà di specie del Mar Ligure e di Corsica non riguarda solamente i cetacei, bensì tutta la cosiddetta “catena alimentare”, tra cui pesci, cefalopodi, crostacei planctonici, insomma una grande varietà di organismi che popolano questo ambiente – un ambiente tutt’altro che monotono e uniforme.

Infatti, se immaginassimo di vederlo in toto da sott’acqua anziché dalla superficie, si rivelerebbe straordinariamente vario, con montagne sottomarine e canyon, correnti calde e fredde, stratificazioni orizzontali. Le coste sono prevalentemente rocciose, ad eccezione della Corsica orientale e della Toscana, dove invece sono sabbiose e degradano dolcemente. All’interno del Santuario la piattaforma continentale, cioè la zona di fondale relativamente basso a ridosso della costa, è piuttosto ampia solo in corrispondenza di queste due aree, mentre altrove è di dimensioni ridotte e disseminata di profondi e ripidi crepacci sommersi, un fattore molto importante, come vedremo, per la ceto-fauna.

Invece l’area cosiddetta pelagica, cioè d’alto mare, nella porzione occidentale del Santuario, è caratterizzata da una piana abissale profonda 2500-2700 m; solo sul lato orientale della Corsica il fondale è irregolare e meno profondo (1600-1700 m). I motivi che fanno di questo mare un’area tanto “diversa” di Mediterraneo dipendono dalle particolarità oceanografiche del bacino: tra queste proprio il brusco passaggio dai fondali bassi alle alte profondità. E’ noto infatti che dove il fondo “precipita” improvvisamente si formano più facilmente delle correnti di risalita  (note con il termine tecnico di upwelling)  che portano in superficie i sali minerali.

Questi ultimi servono a “fertilizzare” tutta la catena alimentare – e sono soprattutto loro che determinano quanti organismi possono vivere in un tratto di mare. Infatti, i sali minerali sono indispensabili al primo “anello” della catena alimentare, i vegetali (che in mare sono rappresentati dal fitoplancton); il secondo anello, il plancton animale, si nutre di questi vegetali e così via fino ai grossi predatori (che, indirettamente, dipendono quindi anch’essi dai livelli inferiori).

Il fatto che il Mediterraneo sia considerato “povero” è legato proprio all’inizio di questa catena, perché spesso i sali minerali non sono disponibili, non perché non ci siano, ma perché tendono a restare bloccati sul fondo. Il “nostro” è un mare chiuso, collegato all’oceano praticamente solo attraverso lo Stretto di Gibilterra, dal momento che il canale di Suez, l’altro sbocco, influisce poco sullo scambio di acqua. Dall’Atlantico entra una corrente di acqua leggera e poco salata, che tende a espandersi alla superficie; dopo qualche tempo, per effetto dell’azione del sole, parte dell’acqua evapora, e quella che resta diventa più pesante e sprofonda poiché è aumentata la sua concentrazione salina. Negli abissi questa acqua più densa si accumula, fino a tracimare, a un certo punto, sempre dallo Stretto di Gibilterra, con il risultato che buona parte dei sali vengono “persi” senza essere stati utilizzati dagli organismi.

Nel mar Ligure invece riescono a risalire più nutrienti che altrove per una serie di meccanismi, tra cui l’azione del vento. Forti  correnti d’aria dirette dalla costa verso il largo (come il “Mistral” ben noto a chi va in barca a vela) spostano l’acqua di superficie, lasciando così posto a quella proveniente dagli abissi.

Infine, un ulteriore apporto di minerali al bacino Corso-Ligure proviene dal fiume Rodano. Una parte importante giocano poi anche le correnti marine tra cui soprattutto quella dominante ciclonica, che scorre verso nord lungo la Corsica e la Toscana per poi fluire verso ovest lungo le coste della Liguria e della Francia. In questo modo si crea un sistema frontale permanente che agisce da linea di separazione fra acque costiere e pelagiche, ma quel che più conta, lungo questa linea di separazione i movimenti delle masse d’acque associate al fronte generano un’intensa attività biologica. In altre parole, c’è cibo per tutti, dagli organismi microscopici del plancton algale fino alle gigantesche balene.

Una proposta inaudita

L’idea del “parco in mezzo al mare” era stata presentata per la prima volta nell’estate del 1991 da Giuseppe Notarbartolo di Sciara, presidente dell’Istituto Tethys Onlus, presso l’Associazione  “Fondazione Europea Rotary per l’Ambiente”, con il patrocinio del Consiglio d’Europa. Il cosiddetto “Progetto Pelagos”, che  vedeva coinvolti anche Europe Conservation e diversi ricercatori italiani e non, aveva una connotazione quasi utopistica, tanto è vero che suscitò entusiastici consensi ma anche qualche perplessità: una operazione del genere, cioè la creazione di un parco non nazionale ma addirittura sovra-nazionale, presentava grandi difficoltà legali e giuridiche.

Non per nulla, la strada, da allora, era stata lunga e irta di ostacoli; ma sulla spinta anche di molte organizzazioni non governative, tra cui Tethys, Greenpeace e la francese RIMMO, nel 1993 avviene il primo passo ufficiale: Francia, Italia e Monaco firmano a Bruxelles una dichiarazione di intenti per la creazione di un Santuario internazionale per la tutela dei mammiferi marini mediterranei, ispirata al “Progetto Pelagos”.

Sarà però solo il 1999 che vedrà la firma dell’Accordo tra Francia, Italia e Monaco da parte dei rappresentanti dei rispettivi governi a Roma. Dopo la ratifica di Monaco e della Francia, arriva, infine, anche quella dell’Italia, nel 2002: il 21 febbraio il Santuario vede ufficialmente la luce. Il 7 dicembre 2005 una conferenza straordinaria delle parti dell’accordo sul Santuario stabilisce la sede del Segretariato esecutivo a Genova, presso il Palazzo Ducale. In quest’occasione l’Italia propone di includere il Santuario nella Lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO.

Oggi il Santuario è iscritto nella lista delle ASPIM della Convenzione di Barcellona (Aree Specialmente Protette di Importanza Mediterranea – in inglese note come SPAMI), e pertanto le norme dell’Accordo si applicano a gran parte dei Paesi mediterranei. Ma cosa significa questo nella pratica? Un testo di 22 articoli stabilisce che le Parti si impegnano ad adottare le misure appropriate per assicurare uno stato favorevole alla conservazione dei mammiferi marini, tutelando gli animali e il loro habitat da impatti negativi diretti o indiretti delle attività umane. Pertanto è proibito, si legge sempre nel documento ufficiale, la cattura deliberata dei mammiferi marini e il disturbo intenzionale, sono bandite le reti pelagiche derivanti, in linea con le direttive della Comunità Europea. Inoltre le attività di whale watching a scopi turistici devono essere regolamentate, così come le gare di off-shore, che potranno anche essere proibite.

Ma c’è un’altra funzione importante che il Santuario ha svolto dalla sua creazione fino ad oggi: la sensibilizzazione del pubblico. Solo pochi decenni fa gli italiani faticavano a credere che nelle loro acque vivessero balene e delfini; quando se ne spiaggiava qualcuna lo si riteneva un animale finito per qualche motivo “fuori rotta”; e tutto ciò nonostante che ai tempi del Romani la riviera di Ponente fosse chiamata Costa Balenae – una informazione che si era evidentemente persa con il tempo. Di recente invece, grazie all’azione di divulgazione scientifica dei ricercatori, di varie organizzazioni per l’ambiente, delle scuole e, non ultima, della possibilità di vedere in natura gli animali con una semplice uscita in barca, molto sta cambiando nella consapevolezza del pubblico.

Ma se le intenzioni di chi ha istituito il Santuario sono buone, da più parti sono state additate come poco efficaci dal momento che mancano leggi specifiche, suscitando polemiche e, in qualche caso, aperte accuse. Che cosa, dunque, minaccia il Santuario?

Una difficile convivenza

Per ironia della sorte, la zona probabilmente più importante per i cetacei del Mediterraneo, è anche una delle più intensamente sfruttate dall’uomo. Gran parte delle aree costiere che vi si affacciano, soprattutto quelle continentali, sono infatti densamente popolate e disseminate di cittadine, con porti di importanza commerciale e con numerose aree industriali. Senza contare che sulle acque del Santuario si affacciano importanti mete turistiche, che portano ad un ulteriore aumento della pressione antropica nei mesi estivi. Purtroppo tutte queste attività della nostra specie rappresentano potenziali rischi per i cetacei del Santuario.

Vediamo innanzitutto quali sono, in generale, le minacce non indifferenti a cui vanno incontro i cetacei nel Mediterraneo e, in generale, nei mari del mondo. Il degrado dell’habitat è indubbiamente tra i più insidiosi ed è un “mostro” dalle molte facce: c’è l’immissione in mare di sostanze inquinanti in prossimità di grossi agglomerati urbani e dove i fiumi sfociano in mare, sia sotto forma di rifiuti “visibili” che di più subdole sostanze chimiche. Tra queste i famigerati DDT (una categoria di vecchi insetticidi, oggi messi al bando, ma nondimeno ancora presenti nell’ambiente, con una nefasta tendenza ad accumularsi nei grassi degli animali, dalle balene all’uomo), i PCB, usati nell’industria per molto tempo, con un’azione simile, i “ritardanti di fiamma” impiegati in pressoché ogni prodotto industriale, che si infiltrano praticamente in tutti gli organismi, e sono oltretutto ancora più tossici.

A questo si aggiunge poi un diverso tipo di inquinamento, quello acustico. Per i mammiferi marini l’udito è il senso principale, con cui comunicano e si orientano. Purtroppo il traffico marittimo, crescente di anno in anno, di traghetti, cargo, navi militari, petroliere, imbarcazioni da pesca e da diporto, particolarmente elevato nei mesi estivi, causa un rumore di sottofondo che è difficile credere non interferisca con la vita dei cetacei – anche in considerazione del fatto che sott’acqua i suoni viaggiano molto più velocemente che in aria. In alcuni casi si è avuta una dimostrazione drammatica dell’effetto che certi suoni possono avere: alcune specie, come gli zifii possono essere uccisi in massa dai potenti sonar militari, come è accaduto, per esempio, in Grecia pochi anni fa.

Inoltre determinate attività di ricerca in mare possono costituire un disturbo invalidante per i mammiferi marini, dalle operazioni di esplorazione del fondale, alla ricerca di gas e derivati petroliferi, alle costruzioni offshore in generale. Un altro rischio che incombe sull’incolumità dei cetacei del Santuario è rappresentato dalle collisioni con le imbarcazioni, rischio in crescita soprattutto negli ultimi anni con l’aumento dei traghetti veloci.

Anche la pesca causa problemi: quella industriale, praticata in maniera sempre più intensiva, sta decimando in maniera drammatica tutti i più grandi stock ittici del mondo, e il Mediterraneo non fa eccezione, tanto è vero che ci sono zone in cui i delfini non trovano più cibo. Non sembra, al momento, il caso del Santuario, ma è un pericolo sempre in agguato, tanto più insidioso se si pensa che spesso i ricercatori sono in grado di accorgersene solo quando è troppo tardi. E altrettanto insidiose sono le stesse attrezzature da pesca, soprattutto le reti; le famigerate “derivanti pelagiche”, lunghe chilometri e chilometri, hanno mietuto tantissime vittime tra i mammiferi marini negli scorsi decenni; oggi sono fortunatamente bandite dalla Comunità Europea, ma resta comunque il problema delle reti fantasma, abbandonate in mare, e della pesca illegale, sempre in agguato nel Mediterraneo

Un ulteriore rischio, infine, riguarda in un certo senso il Santuario ancora più che altre zone, perlomeno geograficamente: con il riscaldamento globale gli animali marini tendono a cercare temperature più fresche spostandosi verso i poli; ma se questo funziona negli oceani, non così nel Mediterraneo, chiuso verso nord, proprio dalle coste del Santuario. Questo purtroppo lascia prevedere che le specie nostrane saranno tra le prime a soffrire del cambiamento climatico globale.

I magnifici otto: balene e delfini del Santuario

La lista delle specie che vivono Santuario Pelagos è lunga e va dal plancton vegetale ai cefalopodi, dai grandi pesci pelagici ai minuscoli gamberetti che costituiscono il cosiddetto “krill mediterraneo”. Tra l’altro, la stagionale “esplosione” di popolazione di questi ultimi è un importante e caratteristico fenomeno naturale a cui si deve la presenza nella zona delle balenottere comuni, che di questi crostacei si nutrono quasi esclusivamente. Quanto ai cetacei, il bacino Corso-ligure-provenzale ospita tutte le specie regolari del Mediterraneo, otto in tutto: le balenottere comuni, i capodogli, gli zifii, i globicefali, i grampi, i tursiopi, le stenelle striate e i rari delfini comuni.

Fra tutte, le stenelle striate, le balenottere comuni, e i capodogli sono le specie più spesso avvistate. Sono però presenze regolari anche altri odontoceti teutofagi (i cosiddetti “deep-divers”) come i globicefali e i grampi, che frequentano sia le acque pelagiche che quelle di scarpata, e gli zifii che prediligono particolari aree in prossimità di profondi canyon sottomarini. Il delfino comune, un tempo abbondante in Mediterraneo, oggi è diventato estremamente raro a dispetto del nome; nel Santuario lo si incontra saltuariamente lontano dalla costa, sopra fondali alti, il più delle volte associato a gruppi di stenelle striate. I tursiopi invece vengono avvistati soprattutto in acque costiere, lungo la piattaforma continentale che circonda la Corsica, la Sardegna settentrionale, l’Arcipelago Toscano e la Francia.

Istituto Tethys Onlus

L’Istituto Tethys Onlus (www.tethys.org), che nel 2016 festeggia 30 anni di attività, è una organizzazione senza fini di lucro dedicata alla conservazione dei grandi vertebrati marini e dell’ambiente del Mediterraneo.

La sua professionalità nella ricerca scientifica a livello internazionale, con oltre 500 pubblicazioni accreditate, ne fa una delle istituzioni più qualificate nel settore. Ha introdotto e promosso l’idea del Santuario Pelagos, in seguito istituito mediante un trattato tra Italia, Francia e Principato di Monaco. Interamente basato su raccolta di fondi autonoma, l’Istituto ha coinvolto migliaia di persone nei suoi programmi di citizen science, basati sulla partecipazione del pubblico alla raccolta dati in mare.

Con Tethys ad avvistare balene

È possibile partecipare alle uscite nel mar Ligure di Tethys, ogni estate, da maggio a settembre, in turni di 6 giorni, sullo splendido motorsailer da 21 metri “Pelagos”; lo speciale programma di citizen science prevede che ai biologi esperti nella ricerca si affianchino persone entusiaste che abbiano voglia di vivere la splendida avventura dell’incontro con le maestose balenottere o le vivaci stenelle. Non occorre alcuna preparazione specifica, poiché a bordo vengono tenute lezioni su balene e delfini, sull’ambiente e sulle tecniche di raccolta dati. I volontari paganti hanno consentito finora a Tethys di effettuare il più lungo monitoraggio sui cetacei del Santuario.

Maddalena Jahoda